Brexit: “Accordo di principio” – Sintesi
In data 26 dicembre 2020 l’Unione Europea e il Regno Unito hanno raggiunto un accordo su Brexit che regolerà i rapporti commerciali bilaterali a partire dal primo gennaio 2021, quando il Regno Unito completerà l’uscita dall’Unione Europea.
L’accordo, definito dal Financial Times un «divorzio amichevole», regola diversi aspetti delle relazioni future, alcuni dei quali saranno ancora oggetto di micro-negoziati nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.
Fino alla fine del 2020, tuttavia resta tutto invariato: la normativa e le procedure UE in materia di libera circolazione delle persone, dei servizi, dei capitali e delle merci manterranno la propria vigenza nel Regno Unito.
Solo dopo il 31 dicembre 2020, il Regno Unito non sarà più parte del territorio doganale e fiscale.
Si tratta di un cambiamento epocale che avrà conseguenze politiche ed economiche al momento imprevedibili.
Indice
1. Cosa prevede l’accordo
2. Il “Regno Unito” diventerà un Paese Terzo
1. Cosa prevede l’accordo
L’accordo permetterà all’Unione Europea e il Regno Unito di continuare a scambiare merci senza l’imposizione né di dazi, quindi non si dovrà pagare quando le merci attraverseranno i rispettivi confini, né di quote, cioè non ci saranno limiti sulle quantità di beni commerciati.
Quanto alla cooperazione, le parti si sono impegnate a garantire il rispetto di diritti e politiche finora condivise quali la tutela dell’ambiente e la sostenibilità, i diritti sociali e del lavoro, la proprietà intellettuale, la trasparenza fiscale, la lotta alle frodi fiscali.
L’accordo offrirà inoltre alle aziende britanniche ed europee un accesso preferenziale al mercato della controparte: “preferenziale” rispetto alle regole minime stabilite dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, cioè quelle previste per i paesi i cui rapporti commerciali non sono regolati da trattati specifici.
Nonostante le garanzie contenute nel trattato, comunque, a partire dal primo gennaio 2021 le relazioni economiche tra Regno Unito e Unione Europea saranno più circoscritte rispetto a quelle esistenti fino a oggi.
Per quanto riguarda i visti e la libertà di movimento, i cittadini britannici non potranno più lavorare, studiare, iniziare un’attività o vivere in Unione Europea liberamente, e dovranno richiedere visti per soggiorni superiori ai 90 giorni. L’accordo stabilisce anche la fine della libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea nel Regno Unito, novità indicata dal governo britannico come uno dei vantaggi della Brexit.
Da gennaio entrerà in vigore la nuova legge britannica sull’immigrazione, che prevede un sistema a punti e renderà molto difficile trasferirsi nel paese per i lavoratori non qualificati, e che non contempla corsie preferenziali per i cittadini europei.
Ciò nonostante, resta inalterato l’appuramento in Dogana delle merci, a cui sono associati i relativi costi e i tempi di attesa, con effetti, rispettivamente, sui margini degli operatori economici, inevitabilmente ridotti e sulla possibilità di servire i mercati con adeguata efficienza.
L’accordo riguarda anche la sicurezza dei cittadini e garantisce la piena cooperazione delle autorità competenti, di polizia e giudiziarie, in materia sia civile che penale, al fine di combattere il crimine e il terrorismo. Le aree di salvaguardia sono, inoltre, quelle della protezione dei diritti fondamentali della persona, della protezione dei dati personali, delle norme anti riciclaggio, etc.
Punto focale dell’accordo è il rispetto della concorrenza per gli operatori economici dell’Unione e del Regno Unito; dovranno sempre essere assicurare condizioni di uguaglianza e nessuna delle parti dell’Accordo potrà fare leva sulla propria autonomia normativa per concedere benefici particolari, sovvenzioni sleali o altre misure che possano risultare distorsive della concorrenza.
2. Il “Regno Unito” diventerà un Paese Terzo
Dopo la Brexit, il Regno Unito acquisirà lo status di “Paese Terzo” nei rapporti con l’Unione Europea. Di conseguenza, le banche con sede nel Regno Unito non potranno più operare in libera prestazione di servizi con clientela europea.
Inoltre, le banche Extra Europee (es. US), con sede principale nel Regno Unito e presenti in Europa con una filiale dovranno trasformare la propria struttura richiedendo autorizzazione ad operare come succursale.
Infine, le banche europee che lavorano oggi con clientela basata nel Regno Unito, in virtù della libera prestazione di servizi, dovranno richiedere autorizzazione alle autorità locali per poter continuare ad operare in territorio britannico come filiale o succursale di “Paese Terzo”.
Con riferimento al transito delle merci, solo dopo il 31 dicembre 2020, il Regno Unito non sarà più parte del territorio doganale e fiscale (IVA e accise) dell’Unione Europea.
Conseguentemente, la circolazione delle merci tra UK e UE verrà considerata commercio con un Paese Terzo, ovvero Extra-comunitario.
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Si resta a disposizione per ogni eventuale chiarimento ed approfondimento.
Napoli, 30 dicembre 2020
Dott.ssa Claudia De Falco
claudiadefalco@fiorentinoassociati.it
Dott. Marco Fiorentino
marcofiorentino@fiorentinoassociati.it
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Il presente lavoro ha il solo scopo di fornire informazioni di carattere generale. Di conseguenza, non costituisce un parere tecnico né può in alcun modo considerarsi come sostitutivo di una consulenza specifica.